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La ciotola vuota

Nella tradizione Zen la ciotola dei monaci è un simbolo molto importante, uno fra i pochi oggetti ricevuti dal Maestro durante la cerimonia dell’Ordinazione.

La pratica di rilassamento della "ciotola vuota" è stata creata dalla monaca Doju D. Freire a partire da questo simbolo e dalla personale esperienza pluriennale di ricerca nell'ambito dell’espressione corporea e della creatività.
Si basa sull'osservazione del respiro e sulla possibilità di armonizzare corpo e mente attraverso il rilassamento, imparando ad essere simili ad una ciotola che accoglie ed offre il meglio proprio perché vuota, integra e rivolta verso la giusta direzione.
Attraverso la coscienza del respiro e delle sensazioni, nel rispetto della peculiarità e della sensibilità di ognuno, questo tipo di rilassamento offre un'occasione per rivelarci in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda.

Il simbolo della ciotola vuota può guidarci ad una più profonda conoscenza di sé se siamo disponibili ed aperti per accogliere il naturale fluire della vita.
Siamo come una ciotola, ma in generale non lo sappiamo riconoscere, né sappiamo usare questa ciotola a beneficio proprio ed altrui.
Una ciotola serve innanzitutto ad accogliere, serve a contenere e offrire nutrimento (solido, liquido o sottile che sia), ma questo lo può fare soltanto se è vuota.
Scoprire in se stessi questa qualità della ciotola, di accogliere e trasmettere attraverso una autentica profonda disponibilità (il "vuoto", lo spazio libero), è il tema e l’obbiettivo di questa pratica.

Razionalmente sappiamo che una ciotola ha una forma e una funzionalità, che circoscrive uno spazio “dentro” e uno “fuori”, possiamo pensarla, immaginarla, costruirla con la terra, l’argilla, il legno, vetro, metalli, minerali, ecc., ma è fondamentale andare oltre, cioè fino alla radice della motivazione per cui nasce una ciotola, prima del pensiero, nella sensazione originata dal bisogno naturale di accogliere e di offrire.
Questa naturale alternanza di dare e ricevere ci porta allo spazio più profondo in cui si manifesta – attraverso noi stessi, nel nostro corpo-cuore-mente – la dimensione dell’interconnessione fra noi e tutti gli esseri, la dimensione dell’interessere.

La ciotola allora non è più soltanto un oggetto "separato", ma è il nostro respiro, i nostri stessi pensieri, la nostra stessa bocca e mani, è il nostro grembo, è l’abbraccio, è tutto il nostro "essere pacificamente", manifestazione dell’aspetto primordiale del Femminile Ancestrale: semplice accoglienza di ciò che raccoglie per offrirlo a beneficio di tutti.

Informazioni, appuntamenti e iscrizioni: 340-1642677 - doju@sanrin.it.